Questione ICI

La Corte di Giustizia dell’Unione europea, riunitasi il 6 novembre 2018, ha emesso una sentenza che annulla la decisione della Commissione del 19 dicembre 2012 e la sentenza del Tribunale UE del 2016, con le quali era stata sancita “l’impossibilità di recupero dell’aiuto”, concesso dall’Italia sotto forma di esenzione dall’imposta comunale sugli immobili (ICI) nei confronti degli enti non commerciali - tra i quali anche quelli appartenenti a confessioni religiose riconosciute dallo Stato italiano e quelli legati al no profit -, “a causa di difficoltà organizzative”.
La svolta è arrivata dopo il ricorso presentato dalla una scuola elementare non statale, intitolata a Maria Montessori, e da un bed & breakfast toscano, nel quale si chiedeva l’annullamento della decisione visto lo svantaggio concorrenziale subito rispetto agli enti ecclesiastici che esercitavano, nelle vicinanze, attività simili, beneficiando delle esenzioni fiscali in questione.
Nella stessa sede la Corte di Giustizia ha ritenuto legittime le esenzioni introdotte dal governo Monti in materia di IMU, l’imposta municipale succeduta all’ICI.
“La sentenza odierna rileva che la Commissione avrebbe dovuto condurre una verifica più minuziosa circa l’effettiva impossibilità dello Stato italiano di recuperare le somme eventualmente dovute nel periodo 2006-2011”. Così ha commentato mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI. “Abbiamo ripetuto più volte in questi anni che chi svolge un’attività in forma commerciale – ad esempio, di tipo alberghiero – è tenuto, come tutti, a pagare i tributi. Senza eccezione e senza sconti. Detto questo, è necessario distinguere la natura e le modalità con cui le attività sono condotte”, conclude il vescovo. “Una diversa interpretazione, oltre che essere sbagliata, comprometterebbe tutta una serie di servizi, che vanno a favore dell’intera collettività”.
Partono dal lontano 2006 le denunce, arrivate presso la Commissione Europea, di contestazione sulla legittimità delle esenzioni ICI concesse dallo Stato italiano a una lunga lista di strutture, tra le quali quelle applicate agli immobili posseduti da enti non commerciali che svolgessero attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive, nonché attività di religione e di culto.
Questa sentenza, comunque, non legittima i Comuni a recuperare quanto non versato, ma è necessaria una nuova decisione della Commissione Europea che dovrà valutare, d’accordo con lo Stato italiano, le modalità di recupero di quanto non riscosso.

 

 
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