Legge di bilancio 2021: novità lavoristiche

Agevolazioni nuove assunzioni giovani
La Legge di Bilancio prevede benefici contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato e per le trasformazioni dei contratti a termine effettuate tra il 1° gennaio 2021 ed il 31 dicembre 2022 di giovani che non abbiano compiuto i 36 anni di età al momento dell’assunzione o della trasformazione del rapporto. Perché il datore di lavoro abbia diritto allo sgravio, i giovani non devono essere mai stati assunti a tempo indeterminato prima da qualunque altro datore di lavoro e ovunque nel mondo.
Lo sgravio è pari al 100% dei contributi a carico del datore di lavoro fino ad un massimo di € 6.000,00 all’anno per 36 mesi, 48 al Sud.
Oltre i requisiti “standard”: essere in regola con il versamento dei contributi, applicare i contratti collettivi, etc., nell’unità produttiva non devono essere state licenziate persone con la stessa qualifica nei 6 mesi precedenti e non dovranno neanche essere licenziate nei 9 mesi successivi all’assunzione. Chiaramente parliamo di licenziamenti per motivi economici e non disciplinari.
Non sono incentivati i contratti di apprendistato, i rapporti di lavoro domestico, nonché quelli con personale con qualifica dirigenziale. Le agevolazioni contributive si qualificano come aiuto di Stato e pertanto sono soggette all’autorizzazione della Commissione Europea. In parole povere, al momento l’agevolazione è solo sulla carta.

Agevolazione assunzione donne disoccupate
I datori di lavoro che assumeranno donne prive di un lavoro regolarmente retribuito nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 ed il 31 dicembre 2022, potranno fruire di uno sgravio contributivo pari al 100% dei contributi a loro carico fino ad un massimo di € 6.000,00 all’anno per 12 mesi in caso di contratto a termine e 18 mesi per rapporti a tempo indeterminato.
Le donne dovranno essere prive di un lavoro regolarmente retribuito da 24 mesi, oppure da 6 mesi se residenti in Regioni ammissibili al finanziamento nell’ambito dei Fondi strutturali o, in alternativa, essere assunte per una professione o in un settore economico caratterizzato da una forte disparità occupazionale di genere.
Inoltre, perché il datore di lavoro possa accedere all’agevolazione, l’assunzione dovrà essere in incremento rispetto alla media occupazionale aziendale dei 12 mesi precedenti.
Considerato l’anno appena trascorso, questo ulteriore requisito rischia di far sì che l’agevolazione non sia effettivamente fruibile.

Proroga divieto di licenziamento
Come preannunciato, il divieto di licenziamento vigente fino al 31 gennaio, è stato prorogato fino al 31 marzo 2021 con le stesse caratteristiche: il divieto riguarda tutti i datori di lavoro a prescindere dal requisito dimensionale e la sua eventuale violazione comporta la nullità del licenziamento e la reintegra del lavoratore. Rientrano nel blocco sia le procedure di licenziamento collettivo che i licenziamenti individuali o plurimi per giustificato motivo oggettivo.
Fanno eccezione i licenziamenti per cambio d’appalto in cui l’azienda subentrante è obbligata a riassumere i lavoratori al momento del subentro, la cessazione definitiva dell’attività aziendale, il fallimento e i licenziamenti effettuati con accordo sindacale collettivo con caratteristiche di adesione volontaria ed uscita incentivata.
Sono naturalmente esclusi i licenziamenti disciplinari e tutti quei licenziamenti che non sono legati all’andamento economico aziendale: es. raggiunti limiti di età, superamento del periodo di comporto, etc.

Ammortizzatori sociali
Dopo il Decreto Cura Italia, il Decreto Rilancio, il Decreto Agosto e i Decreti Ristori, anche la Legge di Bilancio prevede nuove settimane e modalità di fruizione di ammortizzatori sociali causa COVID – 19, innovando parzialmente la materia rispetto alle norme precedenti.
A far data dal 1° gennaio 2021 i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale, dell’assegno ordinario e del trattamento di integrazione salariale in deroga per una durata massima di 12 settimane.
Le predette 12 settimane sono collocate temporalmente in periodi differenti a seconda della tipologia di ammortizzatore sociale al quale ha accesso il datore di lavoro, ovvero nel periodo dal 1/1 al 31/3 per le aziende che accedono alla cigo e nel periodo dal 1/1 al 30/6 per gli altri datori di lavoro che possono accedere al Fis o alla cassa integrazione in deroga.
I datori di lavoro agricolo potranno richiedere fino a 90 giorni di Cisoa per COVID-19 nel periodo 1/1 – 30/6.
Per tutti, sarà possibile richiedere l’intervento dell’ammortizzatore sociale per i lavoratori in forza al momento dell’entrata in vigore della Legge di Bilancio, ovvero il 1/1/2021.
Con lo stesso criterio già utilizzato nel Decreto Agosto e poi nel Decreto Ristori, i periodi di cigo/fis/cigd, collocati a partire dal 1° gennaio 2021, sono imputati alle 12 settimane previste dalla legge di Bilancio 2021, quindi eventuali periodi non utilizzati in precedenza, vengono assorbiti dalla nuova norma e non sono cumulabili.
Rispetto ai Decreti precedenti abbiamo due note positive: l’accesso ai nuovi periodi di trattamenti d’integrazione salariale non è più subordinato alla preventiva autorizzazione dei periodi precedentemente previsti. Questo, in sostanza, fa sì che tutti possano accedere a queste nuove 12 settimane e dovrebbe anche velocizzare l’emissione dei provvedimenti di autorizzazione da parte dell’Inps che non dovrà verificare il pregresso.
Il secondo aspetto positivo è decisamente rilevante, soprattutto per alcuni: è stato eliminato quell’obbrobrio del contributo aggiuntivo per chi, nel primo semestre del 2020, aveva subito una riduzione del fatturato inferiore al 20% o non l’aveva subita affatto. Torniamo al concetto storico che di fronte ad eventi imprevisti il datore di lavoro non deve subire ulteriori aggravi.

Esonero contributivo per chi non chiede la “cassa”
Ai datori di lavoro privati che non richiedono i trattamenti di integrazione salariale delle nuove 12 settimane è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi per un ulteriore periodo massimo di 8 settimane fruibili entro il 31 marzo 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e giugno 2020. Siamo in attesa del via libera della Commissione Europea.
Facendo i conti a spanne, nella maggior parte dei casi sarà più conveniente accedere alla cassa per l’ulteriore periodo piuttosto che chiedere l’esonero.

Contratti di lavoro a termine
La legge di Bilancio 2021 proroga la norma emergenziale che consente ai datori di lavoro di rinnovare o prorogare i contratti di lavoro a termine, anche in somministrazione, in assenza delle causali previste fino al 31 marzo 2021.
Il contratto non potrà, in ogni caso, superare il limite complessivo dei 24 mesi calcolato cumulando tutti i contratti a termine avvenuti tra l’azienda e quel determinato lavoratore e potrà derogare all’obbligo della causale una sola volta, indipendentemente dalla tipologia scelta: rinnovo o proroga.

Congedo per paternità
La legge di Bilancio 2021 eleva a 10 giorni la durata del congedo di paternità obbligatorio da usufruire entro i 5 mesi dalla nascita del figlio. Inoltre, il padre lavoratore dipendente può astenersi facoltativamente dal lavoro per un ulteriore giorno, previo accordo con la madre e in sua sostituzione. Esteso il congedo di paternità ai casi di morte perinatale.

nota a cura della dr.ssa Marina Ferretti, consulente del lavoro CNEC