La storia

L’associazione nacque sessant’anni fa, per iniziativa del laicato cattolico, sotto il nome di Centro Nazionale Economi di Comunità ed Enti Cattolici (C.N.E.C.E.C.). L’intento era quello di assicurare alle istituzioni religiose ed ecclesiastiche un punto di riferimento utile e affidabile in fatto di informazione e formazione degli economi.

«Compito ordinario dell’economo è quello di ricercare e procurare il denaro, per poi distribuirlo e spenderlo a fini istituzionali. Si potrà dire che questo compito è svolto in maniera spirituale, se i valori dello spirito non solo saranno sempre presenti nella mente di chi opera, ma avranno la precedenza sui valori materiali. In altri termini si può dire che l’economo deve sempre ispirarsi ai principi evangelici, che valgono per lui non meno, anzi più che per gli altri».
(p. Adolfo Bachelet, Presidente onorario del CNEC dal 1993)


Nel 1961 venne promossa, a Roma, la prima giornata di studio, a cui parteciparono 800 economi, e firmato il primo statuto del Centro Nazionale Economi Cattolici (C.N.E.C.), poi denominato Centro Nazionale Economi di Comunità, dieci anni dopo, per definirne meglio l’identità.

«Mi pare che colui che è chiamato al servizio economale debba impegnarsi a perseguire alcune caratteristiche particolari che dovrebbero accompagnare la sua missione. Alcune sono essenziali, altre forse meno importanti, ma insieme formano un mosaico attraverso il quale riusciamo a donare a Dio la nostra missione, così come Egli ce la chiede. […]
1) Una povertà personale, severa, congiunta però a una larghezza di comportamento notevole, tanto più ampia e aperta al fratello, quanto più la nostra povertà è severa con noi stessi.
2) Una umiltà sincera e profonda. Potrà anche capitare di discutere, di sottolineare come certe scelte o accorgimenti possano diventare un rischio, una imprudenza, ma sarà indispensabile l’umiltà di accettare la diversità di opinione e, se necessario, saper chiedere scusa per un’eventuale discussione eccessivamente animata. Discussioni che sono abbastanza frequenti quando si rende necessaria l’osservanza delle norme legislative vigenti, specie da parte di chi queste norme proprio non riesce ad accertarle.
3) Lealtà verso l’istituto, rappresentato e costituito dalle persone che, a volte, possono interpretare certe direttive attraverso uno sguardo offuscato dall’affetto o dal desiderio del quieto vivere. L’economo deve amare così tanto il suo istituto da avere il coraggio di rischiare anche la solitudine, magari quando certi indirizzi sulla povertà non rispondono al carisma originale, oppure quando certe debolezze di comportamento potrebbero aprire la strada a una non corretta osservanza delle norme civili, legali e fiscali.
Solo la fede nella Provvidenza, l’umiltà nell’accettare temporaneamente certe situazioni e la lealtà coraggiosa di dialogare con i superiori, non tacendo i rischi e cercando soluzioni a situazioni non facili rappresentano i tratti spirituali del servizio economale, che dovrà esprimersi con un di più di carità, comprensione, amore, fermezza, decisione, informazione». (Illuminata Verquera, Presidente CNEC dal 1994 al 1998)


Nel 1975, con il nuovo statuto, il CNEC si propose quale organismo di collegamento tra laici e religiosi per la realizzazione di servizi tecnici a favore delle comunità religiose e degli enti ecclesiastici. Nel 1980 si presenta la possibilità di realizzare una scuola di formazione e qualificazione rivolta agli economi, volta a risolvere il problema reale della carenza di basi professionali solide. Nel 1986 vennero approvate le norme regolamentari per la costituzione e il funzionamento di uffici periferici, in modo da poter attuare i servizi istituzionali utili alle esigenze locali degli economi di comunità.

«Nelle nostre comunità religiose si fa fatica a mettere la dimensione economica accanto alle altre. Eppure l’economia gioca un ruolo importante e spesso determinante nelle scelte della vita religiosa. L’uso dei beni ha molto a che vedere con la qualità della vita e con lo svolgimento della missione; se ha necessariamente degli aspetti tecnici, non è prima di tutto, e meno ancora esclusivamente, una gestione tecnica. Nel modo di pensare molto comune all’interno delle nostre comunità religiose, l’economo è ritenuto spesso come un religioso tecnico, un esecutore di ordini del superiore e del suo consiglio. Per conseguenza, non si è dedicato sufficiente tempo per riflettere su questa figura e sul ruolo che riveste. In realtà l’economo non è solo un esecutore di ciò che gli altri decidono, ma è necessario che sia coinvolto, in maniera più diretta, nelle decisioni che riguardano la vita e la missione dell’istituto. […]
Occorre un discernimento comunitario per orientarci evangelicamente nell’amministrazione e nell’uso del denaro, di cui l’economo (generale, provinciale, comunitario) dovrebbe farsi promotore, guidando e aiutando la comunità ad attuarlo».
(p. Antonio Di Marcantonio, attuale presidente CNEC)